Tarquinia: gli scavi dell’Universita’ di Verona illuminano sulla romanizzazione

TARQUINIA, 17 SETTEMBRE – Una strada, il foro, un ambiente semicircolare riscaldato usato forse da chi amministrava la città. Sono le ultime strutture scoperte durante gli scavi condotti dagli archeologi dell‘Universita’ di Verona in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria meridionale nell’antica Tarquinia, nella fase del suo adattamento da città etrusca a municipio romano, nel primo secolo avanti Cristo, un periodo poco noto della sua storia.

Gli studiosi dell’ateneo stanno riportando alla luce una costruzione con parete semicircolare, servita da un impianto termale sotto il pavimento, che forse ospitava l’organo amministrativo cittadino, secondo la tradizione etrusca. A fianco c’era il foro, di 400 metri quadrati, di natura tipicamente romana, con la piazza e il portico, i cui primi elementi erano emersi l’anno scorso.

Per i professor Attilio Mastrocinque, ordinario di storia romana all’Università di Verona, queste scoperte confermano che Tarquinia, anche nella sua fase romana, non ha mai rinunciato alla sua autonomia culturale etrusca, prendendo dai romani solo quello che era utile alle proprie esigenze come il foro e la basilica che sta accanto al foro mentre altri, come l’acquedotto, ha preferito non averli. I risultati degli scavi sono al centro di un servizio di Nazario Basili per il TGR Lazio. Verona scava a Tarquinia dal 2016 senza interruzione neanche durante il Covid.

L’ antica Tarkna sorgeva su un Pianoro a Pian di Civita, su una superficie di 135 ettari, con il maestoso tempio dell’Ara della Regina, spiega Basili. Le guerre con Roma iniziarono nel IV secolo avanti Cristo. Agli scontri militari seguirono lunghi periodi di pace. (@EtruscanTimes)

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