Charles Ede Gallery di Londra porta gli etruschi a TEFAF New York

NEW YORK, 11 MAGGIO – Non ci sono solo Jeff Koons e Damian Hirst questo fine settimana da TEFAF, la grande fiera dell’arte ‘costola’ di Maastricht che ogni anno dal 2017 porta a New York il meglio che le gallerie internazionali hanno da offrire in questo momento. L’ingresso a effetto e’ offerto da Gagosian che ha esposto un grande dipinto della serie Made in Heaven di Koons in cui l’artista si e’ ritratto avvinto all’allora moglie Ilona Staller, ma c’e’ spazio anche per l’arte antica, e in questo contesto anche per i reperti etruschi, grazie allo stand della Charles Ede Gallery di Mayfair a Londra che ha portato a New York una serie di offerte di antichita’ tra cui un’anfora a figure rosse “alla maniera del pittore di Antimene” con paralleli con un altro vaso del Metropolitan e una stima di 150 mila dollari.

L’anfora fu dipinta in Attica tra 530 e 520 a.C., ma fu trovata in Italia, spiega in un video Martin Clist, uno dei direttori della galleria londinese, come dimostrano le lettere A e P nell’alfabeto etrusco dipinte e graffite sulla base, un’indicazione che l’anfora fu spedita in Etruria. Quanto alla provenienza, il vaso era stato messo in vendita da Christie’s nel 2015 dalla figlia di Emile Foltzer, un collezionista svizzero morto nel 1982. La figlia di Foltzer ha detto che il padre aveva creato la sua raccolta negli anni Sessanta e Settanta. L’anfora – ha detto Charis Tyndall di Charles Ede – era stata conservata con dentro fogli di giornali risalenti al 1975. Alla morte di Emile fu fatto un inventario a scopo assicurativo e un documento del 1984 cita anche quel vaso. Un idria attribuita al Pittore di Antimene della collezione Foltzer era stata battuta da Christie’s nella stessa asta per 118,750 dollari, il doppio della stima di partenza. Altri oggetti etruschi sono esposti nello stand di Charles Ede: tra questi due specchi, uno raffigurante i Dioscuri, l’altro due Lasae, le semidee parte del circolo di Turan, la divinita’ etrusca equivalente a Afrodite.

specchio etrusco TEFAFDati gli spazi ristretti all’Armory, ciascuna galleria ha puntato a mostrare il meglio del suo repertorio con la cura che un museo riserverebbe alla selezione e l’allestimento dei pezzi. Sulla scia della mostra veneziana alle Procuratie Vecchie l’anno scorso che ha coinciso con il 60esimo anniversario della partecipazione dell’artista al Padiglione Usa della Biennale, Marc Glimcher di Pace ha puntato su Louise Nevelson, mostrando una serie di collages realizzati dagli anni Cinquanta alla morte nel 1988: hanno stime che vanno tra i 100 mila e 300 mila dollari.
Marisa Merz, Carla Accardi e Jannis Kounellis sono proposti da Cardi Gallery, fondata nel 1972 a Milano da Roberto Cardi e che fu tra le prime a puntare sull’Arte Povera. Robilant + Voena ha esposto un Damien Hirst “medievale” del 2008: Tree of Life da lontano sembra la vetrata di una chiesa gotica, ma da vicino si scopre che e’ composto di centinaia di ali di farfalle. Lo circondano due sculture di Barry X Ball ispirate a Medardo Rosso. Altri galleristi, come il belga Axel Vervoordt, hanno scelto di giustappore antichita’ e contemporaneo: come una coppia di teste di una divinita’ cambogiana del 12esimo secolo e un monolite astratto di Anish Kapoor del 2002. Entrambi – la testa di arenaria del sovrano Khmer Jayavarman VII e l’opera di Kapoor – evocano la trascendenza attraverso la permanenza della pietra.

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