Il tesoro di arte rubata da Robin Symes da oggi a Castel Sant’Angelo

ROMA, 31 MAGGIO – Il tesoro di arte rubata di Robin Symes e’ da oggi esposto al Museo di Castel Sant’Angelo a Roma. Sono oltre 750 reperti archeologici rimpatriati in Italia a seguito della conclusione di un lungo negoziato con i liquidatori della Symes Ltd, una società di diritto inglese appartenuta al mercante d’arte britannico rivelatosi un trafficante di beni culturali, lo stesso che ha venduto al Getty la Venere di Morgantina.

Il rientro da Londra è il frutto di un lavoro di quasi 17 anni culminato con un “accordo transattivo” con i liquidatori della Symes, ultimo atto di complesse procedure che hanno visto coinvolti più organi dello Stato e una attiva collaborazione con la Grecia, anch’essa interessata a rientrare in possesso di altre centinaia di reperti. Gli oggetti rimpatriati vanno dall’ottavo secolo avanti Cristo al medioevo: statue, elementi architettonici, sarcofagi, utensili, vasi di ceramica, suppellettili, gioielli in oro, argento e ambra tra cui 26 collane ricomposte per essere vendute, decorazioni di bardature, il tutto proveniente in massima parte dall’Etruria e dalla Magna Grecia per un valore di 12 milioni di euro. Altri 71 reperti, attualmente negli Stati Uniti, verranno recuperati nei prossimi giorni dai Carabinieri della Tutela del Patrimonio Culturale, mentre è oggetto ancora di studio da parte degli archeologi italiani e greci un ulteriore gruppo di frammenti per i quali va stabilita la provenienza per assegnarne la restituzione ai rispettivi stati.

“Le opere d’arte non possono diventare oggetto di attività illecite o peggio delle archeo-mafie: il mercato illegale deve essere stroncato” ha detto il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano,  chiudendo la conferenza stampa di presentazione delle opere recuperate.  Il ministro ha sottolineato l’importanza di far circolare “legalmente” il patrimonio culturale italiano attraverso le grandi mostre e gli scambi. Sangiuliano, che ha ringraziato il nucleo dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e tutti i dirigenti e gli archeologi che hanno preseduto alle complesse operazioni di recupero dei reperti e curato l’esposizione a Castel Sant’Angelo con l’avvertenza che ” quello che viene recuperato non dovrà mai finire nei depositi, ma deve essere museizzato o comunque esposto in altre iniziative per diventare immediatamente fruibile”. Ha partecipato alla conferenza stampa il generale Vincenzo Molisano, comandante dei “Carabinieri dell’Arte”, che ha dato atto ai suoi ufficiali di aver svolto il loro compito “con una passione che e’ andata al di la’ del dovere istituzionale”.

La mostra a Castel Sant’Angelo

La mostra a Castel Sant’Angelo presenta i pezzi piu’ di rilievo tra cui un tavolo tripode in bronzo proveniente da un contesto aristocratico dell’orientalizzante etrusco, due testiere equine da parata di ambito apulo-lucano, due pitture funerarie di area meridionale e poi oggetti di epoca romana, tra cui alcune teste maschili in marmo di età imperiale. Interessata dalla complessa procedura di recupero dei beni, coordinata dalla Procura e sfociata in una procedura extragiudiziale e in una causa civile, condotta in stretta collaborazione con il Mic e con l’Avvocatura Generale dello Stato, e’ stata anche la Grecia, un altro paese insieme all’Italia saccheggiato dai trafficanti.

Altri 351 oggetti rimpatriati in Grecia

“Oggi l’Italia e la Grecia, due paesi di antica civiltà gravemente colpiti da ogni tipo di traffico di beni culturali, celebrano una vittoria in una lotta difficile, complessa e di lunga durata contro coloro che cercano di appropriarsi della loro storia e del loro patrimonio” ha detto l’ambasciatrice ellenica Eleni Sourani ringraziando l’Italia per avere dato l’esempio “restituendo il frammento Fagan” proveniente dal Partenone e finito a Palermo.

Nei giorni scorsi centinaia di oggetti finiti in mano a Symes erano stati rimpatriati in Grecia. Il Ministero della cultura ellenico aveva annunciato la restituzione di 351 oggetti datati tra eta’ neolitica all’inizio dell’era Bizantina tra cui una figurina cicladica, la statua danneggiata di una Kore di eta’ arcaica e il torso di bronzo di una statua raffigurante un giovane Alessandro Magno della seconda meta’ del secondo secolo dopo Cristo.

Incastrato dopo disputa con eredi socio in affari

Symes fu inizialmente incastrato durante una disputa con la famiglia del suo ex socio in affari Christo Michaelides che e’ morto nel 1999. Quando Symes si rifiuto’ di restituire beni di Michaelides alla famiglia, il nipote di quest’ultimo avvio’ un inchiesta privata a cui fece seguito un’azione legale. Il mercante d’arte perse la causa e fini’ in bancarotta, non prima pero’ che venissero in luce un passato di traffici legati, tra l’altro, alle attivita’ di Giacomo Medici, il noto contrabbandiere che gestiva in Italia reti di tombaroli. Si pensa che le casse recuperate a Ginevra fossero finite in magazzino poco dopo la morte di Michaelides per sottrarle alle mire dei suoi eredi.

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