Tuscania: parla Alessandro Tizi (Gruppo archeologico), verso una rete di siti aperti e fruibili da tutti

ROMA, 3 APRILE – Un passione nata quando aveva 12 anni: ”Praticamente da quando sono nato”: ora che ne ha 29 di anni, Alessandro Tizi, presidente del Gruppo archeologico Città di Tuscania, non ha perso neanche un centimetro della spinta che l’ha condotto a Siena – per laurearsi in Archeologia –  ed approdare, proprio in questi giorni,  alla Sopraintendenza dell’Etruria Meridionale e della provincia di Viterbo.

Il territorio di ‘competenza’ del Gruppo archeologico di cui Tizi è stato riconfermato nel dicembre del 2022 direttore, riguarda, oltre a quello di Tuscania anche quello di Arlena di Castro, piccolo centro conosciuto per la Necropoli di Ararella e per la tomba etrusca della Piantata con soffitto rosso e nero.

Alessandro Tizi

Subito una curiosità, Tizi: i ‘tombaroli’, grave piaga del passato, sono ancora attivi?

Direi che il fenomeno sta scomparendo e tra i motivi c’è il crollo del mercato dei reperti ed una vigilanza aumentata. Esistono casi di ‘microscavi’ ad opera di persone che imperterrite continuano a predare, ma sono sempre meno frequenti. Mentre sono ancora parecchio attivi i cercatori con il metal detector, anche se questo fenomeno appare in regressione.

Quali sono le attività che hanno recentemente caratterizzato il lavoro del suo gruppo archeologico?

Il gruppo è stato praticamente rifondato nel 2017 perchè i suoi membri erano diminuiti e occorreva ripartire da zero. E’ così che abbiamo lanciato campagne di recupero come quella del Castello di Civitella, rocca medievale dove abbiamo attuato un programma di scavo e recupero dell’area archeologica. E ancora sono state allestite mostre permanenti con reperti che provengono dal territorio, e attuati programmi di ricognizione e restauro.

E a Tuscania?

Necropoli di Tuscania

Siamo tornati dal 2018 nella necropoli della Peschiera, con la celebre Tomba a Dado, scoprendo delle tombe a camera databili VI e VII secolo A.C., con una campagna di scavo e sistemazione molto soddisfacente. Abbiamo recuperato tombe già scavate e solo in parte depredate, rinvenendo reperti molto interessanti. Abbiamo in programma di dedicarci ad altre necropoli con progetti di valorizzazione e recupero volti a raggiungere risultati che finora non sono arrivati.

Può fare un esempio?

In un’ottica di fruizione libera e aperta al pubblico dei beni culturali di cui questa zona è ricca, vorremmo costruire una rete di valorizzazione e visita di siti fino ad arrivare ad un Parco archeologico che finora non è stato possibile creare anche a causa delle molte proprietà private che ospitano i siti. Occorre sottoscrivere accordi con i proprietari ma tra covid e amministrazioni un pò sorde che hanno riconsegnato tutto all’abbandono, solo la scorsa settimana – dopo tre anni – siamo riusciti a firmare un accordo con un proprietario che consentirà l’accesso.

Quali altri interventi sono stati attuati più recentemente?

Abbiamo sottoscritto un accordo per l’accesso alla Necropoli di Ara del Tufo, in cui attiveremo interventi di recupero e valorizzazione e finanzieremo la realizzazione di pannelli didattici; abbiamo programmato una serie di grandi progetti di ricerca e valorizzazione in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, abbiamo partecipato all’avviso pubblico della Direzione Regionale Musei del Lazio per la valorizzazione e la promozione del Museo Archeologico Nazionale di Tuscania, abbiamo in programmazione decine di visite e aperture straordinarie delle aree archeologiche tuscanesi.

Tomba di Arlena

Partendo da una visione più generale, secondo lei in Italia si fa bene e si fa abbastanza per il patrimonio artistico?

In oltre 15 anni la politica del Ministero dei Beni Culturali, partendo da un concetto che io ritengo errato, la separazione tra tutela e valorizzazione, ha disarticolato il settore privandolo anche delle risorse necessarie. Con l’attuale indirizzo la situazione si aggraverà; inoltre ritengo sbagliato continuare ad accumulare reperti omettendo di studiare quelli già  disponibili e che sono già stati contestualizzati.

Insomma non c’è da stare allegri se guardiamo al futuro…

Tutt’altro! Noi abbiamo imparato la resilienza – anche se è un termine che non amo. Abbiamo progetti sul recupero di un immenso patrimonio archeologico disperso per il mondo, sui cosiddetti ‘scavi dimenticati’. Poi va detto che abbiano molta pazienza, che è quella che ci fa andare avanti e ricostruire e ricollegare quanto è stato depedato, sottostimato, dimenticato, sparpagliato. Siamo sempre pronti a ricominciare.

 

 

 

 

 

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